p 241 .

  5 . Il sostanziale fallimento delle crociate.
  Da: J. Le Goff, Il Basso Medioevo, Feltrinelli, Milano, 1967 .
     
         Ormai  il  tono celebrativo con il quale molti storici  hanno
         esaltato  le crociate  da considerarsi superato.  In  queste
         pagine  lo  studioso francese Jacques Le  Goff  fornisce  uno
         stringato, ma convincente elenco degli obiettivi falliti  dal
         movimento   crociato:  la  riconquista  del  Santo  Sepolcro,
         l'aiuto  promesso, e mai dato, all'impero bizantino,  l'unit
         della  cristianit  contro  gli infedeli.  Anche  le  vantate
         conseguenze   culturali  ed  economiche,  che   le   crociate
         avrebbero  prodotto,  come  la  diffusione  in  Europa  della
         cultura  araba  e  i  profitti commerciali delle  repubbliche
         marinare,  sono  in  effetti illusorie: il  sapere  orientale
         penetr  in  Occidente attraverso pacifici scambi,  mentre  i
         mercanti  italiani da tempo frequentavano  i  pi  importanti
         scali del Medio Oriente, come Costantinopoli ed Alessandria.
     
Dei tre scopi, dichiarati o inconsci, che i promotori delle Crociate e
i crociati stessi si proponevano, non ne fu raggiunto neppure uno.
     Il  fine  primo ed essenziale era la conquista dei Luoghi  Santi,
di  Gerusalemme.  Tale conquista non solo dur meno  d'un  secolo,  ma
rinfocol passioni religiose che per molto tempo rimisero in causa  la
vera tradizione del pellegrinaggio. Di fronte alla conquista latina, i
Turchi  ritrovarono  il  fanatismo musulmano della  gihd,  la  guerra
santa.
     E  non  basta. La crociata provoc in Occidente e lungo tutta  la
strada percorsa dai crociati l'insorgere di un antisemitismo virulento
e  genocida  che  contribu a porre fine alla tolleranza  di  cui  fin
allora i cristiani avevano generalmente dato prova nei confronti degli
Ebrei.
     
     p 242 .
     
     Infine   i   Latini   scoprirono   con   sorpresa   scandalizzata
l'importanza  delle  comunit cristiane  non  cattoliche  di  Siria  e
Palestina. Le comunit cristiane greche, armene o siriache furono  ben
presto  oggetto di persecuzione da parte dei Latini, a  cominciare  da
Boemondo  d'Antiochia [Boemondo d'Altavilla, principe d'Antiochia  dal
1098 al 1111]; non furono incoraggiate a dare man forte ai Latini  per
resistere  alle riconquiste musulmane e conservarono nei riguardi  dei
cattolici durevoli rancori.
     Secondo   scopo   era  venire  in  aiuto  dei  Bizantini,   anche
indirettamente.  Invece  ciascuna  delle  tre  prime   Crociate   acu
l'ostilit  fra  Greci  e  Latini  al  punto  che  la  quarta   doveva
concludersi  con la sanguinosa presa di Costantinopoli ad opera  degli
occidentali.
     Terzo  scopo  era  unire  la  Cristianit  contro  gli  infedeli,
purgarla dei suoi peccati e dei suoi peccatori con la grande penitenza
del  "passaggio  oltre  mare".  Anche  qui,  nella  promiscuit  delle
spedizioni  comuni,  le rivalit non fecero che  inasprirsi.  Rivalit
personali  fra i capi dei crociati, rivalit nazionali tra Tedeschi  e
Francesi,  Inglesi  e Francesi. Rivalit sociali fra  ecclesiastici  e
laici,  che  eliminavano dall'esercizio del potere il  clero,  in  uno
stato sorto in seguito all'appello della Chiesa e per la restaurazione
di  una  Gerusalemme cristiana; fra cavalieri e poveri, questi  ultimi
votati al massacro, esclusi dalla divisione del bottino, ispiranti  ai
baroni  un'esasperazione che quelli portavano  con  s  in  Occidente,
mentre  i  disgraziati  tornati sani e  salvi  dalla  Terra  Santa  ne
riportavano  un odio pi forte che mai contro i potenti  e  i  ricchi.
Infine, rivalit fra i crociati occidentali, nuovi venuti, e i  Latini
orientalizzati,  i  "poulains" [discendenti di  unioni  fra  cristiani
occidentali e donne cristiane siriache e armene].
     [...]
     Accanto  alle  illusioni  dei crociati  dobbiamo  mettere  quelle
degli  storici  occidentali moderni. Per la  maggioranza  di  loro  le
Crociate ebbero un'influenza considerevole e, tutto sommato, benefica,
sullo  sviluppo  dell'Occidente, nel campo culturale  come  in  quello
economico.
     La  prima  illusione  riguarda  le  conseguenze  culturali  delle
Crociate. Senza dubbio i rapporti fra cristiani e musulmani  in  Terra
Santa portarono in molti casi a un'acclimatazione, a un'acculturazione
che  fece  la  meraviglia degli uni e lo scandalizzato  stupore  degli
altri.
     [...]
     Tuttavia, se nella vita quotidiana v' adattamento reciproco,  le
due comunit conservano le loro tradizioni, la loro mentalit, il loro
comportamento. Gli scambi culturali sono quasi inesistenti. I  Latini,
ancora  barbari,  hanno poco da dare ai musulmani; in compenso,  fieri
delle loro abitudini, attenti a non lasciarsi corrompere, portano  con
s  in  Terra Santa un pezzetto d'Occidente. Le istituzioni del  regno
latino  di  Gerusalemme  e dei principati cristiani  sono  quelle  del
feudalesimo occidentale.
     [...]
     I  vantaggi  culturali che l'Occidente desume dai  suoi  contatti
con  l'Oriente nel secolo undicesimo e nel dodicesimo non  vengono  da
quel fronte di combattimenti sterili e di comunit chiuse in se stesse
che  stata la Terra Santa latina. La scienza greco-araba, le tecniche
orientali,  tutto ci viene da fronti di contatto pi profondi,  dalla
Spagna dove la fusione islamico-cristiana prevale sui conflitti  della
Reconquista,  dalla Sicilia, luogo d'incontro di civilt  diverse,  da
Bisanzio e, in Oriente e nel Magreb, da scambi pacifici che continuano
al di fuori della zona degli scontri militari.
     Per  quanto riguarda l'aspetto economico,  certamente  illusione
quella   degli  storici  convinti  che  l'Occidente,  in   ogni   caso
l'Occidente mercantile - cio soprattutto le citt italiane -  si  sia
arricchito  con le Crociate e in Terra Santa. La Siria e la  Palestina
non  sono  pi  il  punto  d'arrivo di strade commerciali  importanti,
perch  la  conquista  turca  ha  disorganizzato  le  vie  carovaniere
terminanti  in Terra Santa. A Bisanzio, ad Alessandria, nel  Magreb  i
mercanti  cristiani del tempo delle Crociate fanno i migliori  affari.
E' vero che Genova, Pisa, Venezia,
     
     p 243 .
     
     dapprincipio  dubbiose  e  ostili  nei  confronti  di  operazioni
militari  che turbavano pi di quanto non favorissero la loro nascente
attivit  commerciale, alla fine hanno tratto partito dalle  occasioni
di  arricchirsi offerte loro dalla crociata. Ma pi che dal  commercio
che svolgono nei loro quartieri delle citt latine di Palestina, e che
consiste  soltanto  in  scambi a livello  locale  o  di  raggio  assai
ristretto,  esse  guadagnano sui crociati stessi, ai quali  forniscono
navi,  vettovaglie, i prestiti in denaro di cui hanno bisogno.  Se  le
Crociate  hanno  arricchito l'Occidente, l'hanno  fatto  a  spese  dei
crociati.
